la solitudine urbana

Ci illudono che le città siano centri di incontri e unione di esseri umani altrimenti lontani.

Ci illudono che vivere vicini, in case verticali con giardini prefabbricati sia il segno dell’avanzare della civilizzazione. Che aprire la finestra e respirare gas di scarico, sentire clacson e gli insulti ai semafori, sia un piccolo prezzo da pagare per avere intorno cotanto progresso e assistere allo spettacolo dell’evoluzione.

Ci illudono che il tessuto urbano sia la pelle di questo mondo chiamato moderno, sia la manifestazione concreta della sua luminosa complessità.

Ci illudono, quando costruisono una strada che collega due luoghi lontani. Dicono: ecco, li abbiamo uniti. Ma si dimenticano che le proprietà adesive del cemento non hanno nulla a che vedere con le persone, e nemmeno con la comunicazione, figuriamoci con l’unione.

Ci illudono che vivere tutti nello stesso spazio significhi convivere, o condividere. Che socializzare in silenzio sia comunque un modo per comunicare.

E mentre ci illudono, giustamente non ci accorgiamo che ci ritroviamo soli, sempre più soli, a camminare distrattamente per vie che non riconosciamo, assorti da pensieri che ci allontatano sempre di più gli uni dagli altri e da uno luogo che si possa chiamare comune.

Finiremo per essere dimenticati all’angolo di una via in salita, sotto gli occhi di tutti, senza gli occhi di nessuno.

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The door and the silence

There is a big door in front of me. I can see it clearly there; it’s not very far. It is a big red door. It looks like somebody painted it not that long time ago. I can smell the fresh paint still.

With its rounded top, it looks like it has a hat on – a small bowler hat that lifts when it’s time to greet the guests.

When somebody rings the tiny golden button on the wall, on the right, I can get a hint of what’s inside: I can glimpse shadows moving around and I have a strong feeling of silence.

Maybe silence is also a shadow that passes by us and walks around. Maybe silence has a shape and it’s just a matter of recognizing it.

I’m standing on front of the red door, and I can feel its quietness. Should I ring the bell? Should I ask to come in?

If doors could talk, would they invite us in? If doors could see, would they be able to see what’s inside? Or would they just be able to observe what happens in front of them? Maybe this door has no idea of who lives inside, and it can only have a look at the people outside. Once they’re in, they become shadows and silence. And what stays outside?

Maybe we all carry our silence in the shadow, and this door is just waiting for us to come in and undress the noise.

There is a big red door in front of me. It’s silent and naked. I also want to be a door wearing just a hat to welcome the visitors. I want to become what’s inside the house, still being who’s outside. I want to be the shape and the shadow, the answer and the question.

I am just the naked noise that gets lost in a house of silence, standing in front of an entryway, any entryway. I am asking myself: should I stay or should I go?

 

La fine di una storia rende una donna più bella

Nel viso lo sguardo malinconico di un amore che non si è realizzato, di un immaginario che rimane immaginato.

Le mani incrociate nel tentativo di riprodurre un abbraccio, in un gesto di raccoglimento e di compassione.

È esposta alla luce di tutte le cose, trafitta dalle lame dell’esistenza.

La vita è un’esperienza.

Il dolore d’amore rende una donna più bella perchè la sua sofferenza racconta l’imprevedibile e prepotente esperienza dell’esistenza.

 

Quanto baste

Amei-te

Como um companheiro para uma vida inteira

Amei-te livremente

Como quem sacrifica os outros amores para viver o seu maior

Amei-te 

Com a consciência de quem sabe que podia não amar

Mas escolheu amar-te

Amei-te simplesmente

Como se existisse uma razão dentro do meu sentimento 

Amei-te

E bastou-me.

Futurista

Vivere in Portogallo è come essere stati catapultati dal futuro in un mondo passato.

Qui si vive in una sorta di Dopoguerra. Pare che se la sia presa comoda e sia arrivato con molta, molta calma.

Qui, ci si ricostruisce come se si fosse Nazioni, ciascuno alla ricerca della propria più remota identità.

Eu

Na perdição deste mundo
Eu
Encontro-me

Graças à sua confusão
Eu
Sei o que quero

Através da sua indecisão
Eu
Conheço o meu caminho

O que sinto é o meu presente
porque
vejo
o que os seus olhos ignoram

Estou nua
Estou aqui
Estou e sempre estarei
abraçada à minha liberdade

Vivo e sinto
a minha
eternidade